THE FRENCH RIVIERA Alla Scoperta delle Romantiche
Cinque Terre Cinque paesi medievali
arroccati lungo la costa
mediterranea italiana
Written By Captain Michael Howorth
Photographs By Frances Howorth
Come fare per visitare cinque piccoli villaggi medievali arroccati sulla scogliera a strapiombo sul mare, nel cuore di un parco nazionale che il tempo non tocca dall’occupazione dei Romani, tagliati fuori dal trambusto moderno e privi di accesso stradale? La risposta è semplice: investite in un paio di robusti scarponi e affittate uno yacht di lusso!
Le Cinque Terre si trovano sulla costa mediterranea italiana, un poco più a sud di Genova, nel Golfo della Spezia, più romanticamente conosciuto come Golfo dei Poeti. Ad oggi resta fonte di ispirazione per le menti creative e le gambe agili. Una leggenda racconta che un magico mostro marino perseguitato dai cacciatori si sia rifugiato qui scavando a colpi di artigli le numerose baie e insenature che hanno sedotto poeti come Shelley, Petrarca e Byron, e hanno portato noi a visitare il paese di Portovenere.
Arrivare fin qui non è stato semplice. La strada è stretta e torturosa, ma veniamo ricompensati dalla vista di un grande yacht bianco all’ancora nella baia, e rassicurati dal fatto che quella sarà la nostra casa per i prossimi giorni.
L’Istros è stato costruito nel 1954 dai cantieri navali olandesi de Vries Lentsch, e mantiene in sé una qualità che riflette lo spirito senza tempo di un’epoca passata. E’ facile capire perché questo classico motoryacht ha vinto il primo premio al Monaco Yacht Club Prada Classic Yacht show. Il capitano Rodger Bolton ci accoglie aprendo la portiera del nostro taxi con un raggiante sorriso di benvenuto e noi ci sentiamo subito come a casa nostra. Il suo efficiente equipaggio si prende cura del taxista e del nostro bagaglio, mentre noi veniamo portati al tender che ci aspettava, e che adesso ci accompagna verso lo yacht, suscitando l’invidia della gente che osserva desiderosa dal molo.
Il pranzo ci attende invitante in coperta, e lo consumiamo con gusto da un tavolo da buffet, approvigionato a tal punto che sembra quasi gemere per lo sforzo di esporre tanto cibo. Dopo pranzo veniamo accompagnati nella nostra cabina con letto matrimoniale, armadi a specchio su misura e bagno lussuosamente arredato. Debbie e Michelle, le assistenti di bordo, hanno disfatto le nostre valigie e a noi resta poco da fare, se non organizzare il nostro nido, prima di tornare a terra per visitare il paese.
Portovenere: la città dei mici
La storica roccaforte di Portovenere fu conquistata nel XII secolo dai genovesi. Essi la fortificarono, costruendo case alte e strette come torri, allineate verso est lungo le mura, connettendole sia al castello che alla chiesa. La chiesa di San Pietro sta in cima alla rocca protendente verso il mare aperto. Il suo curioso aspetto a strisce è reso dalle lastre di marmo usate per costruirla in stile gotico genovese. Le case sono imbiancate in rosa, grigio, giallo e verde, con un salutare supporto di rosso e blu di tanto in tanto. Al calar della sera i caffé trasbordano sul marciapiede e i tavolini si riempiono del chiacchierare di felici vacanzieri. Percorriamo le strette stradine e ci meravigliamo del grande numero di gatti. Evidentemente Portovenere è la capitale italiana dei mici.
Torniamo a bordo per cena e discutiamo i nostri piani di esplorazione col capitano, pianificando l’itinerario per i giorni a venire. Rodger ci presenta Jonathan Archer, uno scozzese dalla parlata mite, che è il chief mate a bordo dell’Istros. E’ sua competenza spiegarci le norme di sicurezza.
Manarola: sul cammino degli innamorati
Il mattino seguente inizia con una veloce nuotata all’ombra dell’Isola di Palmaria, la cui presenza ci rassicura sul fatto che questo è un ancoraggio tranquillo. Completata la colazione sopra coperta raggiungiamo l’equipaggio del tender. Venti minuti di escursione in barca ci permettono di raggiungere il villaggio di Riomaggiore. Questo minuscolo porto è così piccolo che i traghetti devono gettare l’ancora al largo, ma noi scivoliamo oltre i frangiflutti e sbarchiamo elegantemente prima che i traghetti arrivino a scaricare le loro masse di gente. Saliamo a piedi attraverso il paese, e ci fermiamo per ammirare i prodotti freschi dell’Alimentari Franca, la cui merce è esposta fin sul marciapiede. Nella panetteria accanto Margarita lavora sodo per preparare la base per la sua focaccia al formaggio, una specialità locale.
Siamo qui per un’escursione a piedi al villaggio di Manarola e abbiamo previsto di passare per il sentiero chiamato Via dell’amore, scavato nella roccia viva della rocca che domina il mare. Non è un percorso difficile, il cammino è in gran parte lastricato, e noi ci godiamo l’aria di mare mentre il sentiero serpeggia su viadotti di epoca Romana arroccati a lato di pericolosi dirupi a picco sul Mediterraneo. Per strada ci fermiamo a sedere sulle panchine degli innamorati tra i porticati di chiostro, e ammiriamo il panorama, tenendoci per mano e sussurando l’uno all’orecchio dell’altra.
Riprendiamo il cammino e Manarola ci appare con le sue case aggrappate alla montagna. Veniamo salutati cordialmente dai paesani che tengono in mano paste fatte in casa e pani appena sfornati. Il suono dell’acqua corrente pervade il paese, mentre scende a cascata dalla montagna. Oggi quest’acqua non viene sfruttata, ma un tempo era fonte di energia infinita, rinnovabile ed ecologica, che alimentava gli ingranaggi per macinare la farina, pressare le olive e fare il vino.
Intanto l’Istros si è spostato e ci attende all’ancora fuori dal paese, sicché andiamo a piedi fino al molo dove il nostro magnifico equipaggio ci aspetta per riportarci velocemente alla nostra cittadella galleggiante. Passiamo il pomeriggio sopra coperta a prendere il sole, e guardiamo la gente che in barca è venuta a vedere da vicino la nostra imbarcazione all’ancora. L’equipaggio non ha oziato in nostra assenza ed ha approfittato del viaggio per usare un po’ di lenza a poppa – con ottimi risultati. Sono stati così bravi che Paula, il nostro chef, ha preparato sashimi per uno stuzzichino prima di cena, utilizzando tonno appena pescato. Dopo di questo, dallo stesso pesce, tranci di tonno grigliati alle sette spezie con ravanelli e crème fraiche pomme purée, poi verdure al burro, croccanti di pastinaca e una sensazionale sauce vierge orientale con infuso di zenzero. Il tutto accompagnato da vino locale.
Il mattino dopo siamo pronti all’azione; abbiamo due percorsi in programma per oggi. Da dove eravamo ancorati la sera prima abbiamo visto sagome illuminate sul fianco della collina e vogliamo scoprire cosa siano. In paese andiamo verso la parrocchia gotica, dove si sta radunando gente del posto, ognuno con in mano un sacchetto di riso da far piovere sulla sposa, non appena uscirà dalla chiesa.
Lasciamo il paese di buon passo verso le figure religiose che formano la scena della crocifissione che abbiamo visto la sera prima. Il nostro cammino ci porta attraverso agrumeti; l’odore di aranci e limoni è fresco e forte. I contadini locali usano ancora il terrazzamento per le loro coltivazioni, dal tempo dell’occupazione Romana, e uscendo dal paese i campi cedono il passo a cactus ed arbusti. Portiamo con noi cibo per un picnic e ci arrampichiamo sempre più in alto su un sentiero più difficile di quello di ieri. Ovunque ci sono escursionisti, ognuno con la sua bottiglia d’acqua, i suoi scarponcini e un lungo e robusto bastone.
Corniglia: in alto sul mare
In alto sopra di noi sta il piccolo villaggio di Corniglia, la terza delle nostre cinque terre. Non possiamo fare a meno di chiederci come l’abbiano costruito, e soprattutto perché. Molto più in giù, pacificamente all’ancora, sta una piccola barca a vela in completo isolamento, a godersi una baia che nessuno può raggiungere se non via mare. Raggiungiamo il paese e beviamo acqua di montagna dal rubinetto comunale. Il villaggio è pieno di gatti grandi e grassi, stesi a prendere il sole. Corniglia è unica tra le Cinque Terre, per il fatto che la sua altitudine sul livello del mare le preclude il possesso di un porto. Questo significa che siamo costretti ad un’ulteriore passeggiata, e dopo un piccolo riposo siamo di nuovo in marcia. Fuori dal villaggio scegliamo un posto adatto per il nostro pranzo al sacco, stappiamo una bottiglia di Frizcarte e gustiamo il nostro pasto al fresco, in alto sopra il mare. Siamo tentati dallo stomaco pieno e dall’indolenza ad allungarci e goderci una siesta – all’italiana; dopotutto perché no?
Vernazza: una vista benvenuta
Il nostro equipaggio intanto è al lavoro per prepararci la cena, e tutto quello che ci resta da fare per godercela è arrivare. Dopo un’ora circa ripartiamo per la parte più dura del nostro viaggio. Mi prometto un gelato una volta giunto a destinazione – Vernazza, che vediamo aggrappata ad un promontorio nero roccioso sotto di noi. Entriamo in paese barcollando; le nostre gambe ci dicono che ora può anche bastare; mi ricordano che sono un marinaio, non un montanaro.
Brandendo i nostri enormi e meritati gelati torniamo verso il porto, dove il nostro equipaggio in uniforme ci aspetta presso il tender, uno dei motoscafi più ammirati al mondo, un Riva Olympic con motore da otto cilindri a V, completamente messo a nuovo. Avvicinandoci ci accorgiamo di un’attenzione degna di star del cinema, quando prima un turista poi un altro ci fanno una foto. La voce circola veloce e altre macchine fotografiche scattano e altri flash brillano; cineprese ronzano. Qualcuno nomina Roger Moore e subito sono eccitato, ma poi penso: aspetta un po’, lui ha 20 anni più di me!
Monterosso: un sacco d’azione
Di camminare ne abbiamo avuto abbastanza e accettiamo di buon grado quando Rodger ci propone di navigare e calare l’ancora all’ultimo porto di Monterosso, il più grande dei cinque paesi. Visitiamo a piedi il villaggio in serata. E’ una prospera località turistica e siamo felici di ritirarci al nostro yacht per prendere un drink in coperta e ascoltare il suono distante del divertimento a riva, combinato con il quieto, gentile suono delle onde che lambiscono lo scafo.
Portofino
Il giorno dopo quando ci alziamo si sta levando l’ancora. Facciamo una doccia e andiamo pigramente sopra coperta per la colazione. Guardiamo la costa scorrere, con la scia che spuma a poppa, mentre puntiamo a nord, verso Portofino. Il nostro capitano rallenta fuori dal porto e punta la prua verso il mare aperto. “Il porto è così piccolo che non possiamo girarci dentro, dobbiamo entrare al contrario”, ci dice. Andiamo indietro e caliamo l’ancora nel mezzo del piccolo porto, indietreggiando ancora verso il molo. Osserviamo dal ponte superiore i marinai James e Toby preparare le funi. Una volta attraccati la passarella viene abbassata, e un gruppo di turisti si raduna sul molo. Ci guardano delusi mentre scendiamo a terra. Probabilmente si aspettavano una celebrità, forse Roger Moore? Ci affrettiamo a riva con in mano macchine fotografiche e bloc notes. Vogliamo salire la collina ed esplorare il castello Brown prima che la parte migliore del giorno sia passata. Il castello Brown è in cima ad una collina che domina il porto. Un sentiero scosceso serpeggia su per la cresta, e una volta lì siamo ricompensati da una delle viste più spettacolari e famose d’Italia.
Montague Yeats Brown era il console britannico di queste parti alla fine del 1800; egli recuperò e ribattezzò il castello che era stato originariamente costruito nel 1432 per difendere il porto da attacchi pirata delle galere veneziane. Attraverso gli anni il castello si sviluppò e la sua fortificazione venne estesa. Bonaparte occupò il porto e gli diede il nuovo nome di Port Napoleon durante la Campagna d’Egitto. Nel 1867 il console comprò quel che restava del forte e ne iniziò la lunga trasformazione in abitazione privata. Rimase in mano a famiglie inglesi fino al 1965, quando venne venduto alla nazione perché la comunità ne traesse beneficio. La sua sensazionale bellezza e storia passano in secondo piano rispetto alla vista che offre del porto; una foto da non perdere.
La cittadina di Portofino riposa per gran parte della giornata, e inizia ad animarsi verso le quattro del pomeriggio, quando negozi e boutiques aprono le loro porte. Non che abbiamo visitato gli interni di Hermes, Gucci e Giorgio Armani, ma ci siamo divertiti ad ammirare le vetrine e a prendere un drink nell’inebriante atmosfera evocata dal porto. Il paese è a tal punto pittoresco che è pieno di turisti che a volte minacciano di annegarlo e sommergerlo. Per fortuna bar, bistrò e caffé sono presenti in buon numero e assorbono la folla abbastanza da lasciare la possibilità di passeggiare per le strade strette, e bere un bicchiere nella giusta atmosfera.
Ceniamo a terra: aragosta cucinata in vino bianco, limone ed olio d’oliva; torniamo a bordo della nostra splendida imbarcazione per un doppio espresso. Domani salpiamo per Genova, ma questa è un’altra storia.
Informazione: L’Istros è a noleggio per 9 persone a $70.000 per settimana in alta stagione per tramite di Nigel Burgess. london@nigelburgess.com
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About the Writers Gli autori: Frances e Michael Howorth sono un team di fotogiornalisti freelance specializzato in reportage di viaggio su yacht ultra large e sul mercato boutique cruise ship. mjh@yachtchartersmagazine.com
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